Iquique, da San Pedro de Atacama a Putre – Viaggio in Cile – Tappa 3 – I Viaggi di Michele

di Michele Suraci

È arrivato il momento di lasciare San Pedro de Atacama per raggiungere Iquique. La prima tappa del nostro trasferimento a Putre che durerà due giorni. Subito dopo colazione parto in direzione Calama, la strada fatta all’andata dall’aeroporto. Guido in direzione ovest Ovest fino a Maria Elena. Subito dopo un grande impianto fotovoltaico svolto a destra sulla Panamericana 5 e inizio a viaggiare in direzione Nord.

Mappa San Pedro de Atacama – Iquique – Putre (485Km + 450Km)

 

Da San Pedro de Atacama a Iquique – Giorno 1

Durante la Prima parte di viaggio del primo giorno non c’è molto da vedere. Non c’è nemmeno tanto da guidare visto che si percorrono lunghi rettilinei in mezzo a zone desertiche. Non si incontrano curve per centinaia di chilometri, bisogna fare attenzione a non addormentarsi. Le strade Cilene sono piene di carcasse di auto abbandonate con le croci e piccoli altari dedicati alle persone che sono decedute.

Panamericana 5 - San Pedro Iquique

Panamericana 5

Chillagua

Per questo motivo guido senza fermarmi mai fino a 10km prima di Chillagua. Sulla sinistra ben visibili sulla collina, si trovano alcuni Geoglifi molto antichi. Il sito sembra abbandonato e non è riportato sulle guide. Vale comunque la pena fermarsi pochi minuti per iniziare a prendere confidenza con questa particolare forma d’arte.

Chillagua è una cittadina costruita su un’oasi naturale. Come si può intuire dal nome in questa zona c’è l’acqua e in effetti questa zona è coperta dalla rara vegetazione.

La frontiera tra le regioni di Antofagasta e Tarapacá

Subito dopo si sale velocemente  su un’altipiano e trovo una fila. E’ la frontiera con la regione di Tarapacá. È una frontiera importante soprattutto per le merci. Iquique è una zona franca, c’è il porto e le merci, entrando nella regione di Antofagasta, devono essere regolarmente sdoganate.

Le operazioni di passaggio della dogana sono abbastanza semplici. Si lascia la macchina in fila e si raggiunge l’ufficio dogana posto accanto alla sbarra. Bisogna portare con se i passaporti di tutte le persone a bordo, i documenti dell’auto che attestano la proprietà e il contratto di noleggio. Quando ci siamo dichiarati dicendo che eravamo Italiani, sono rimasti molto sorpresi.

Pintados e la Pampa del Tamarugal

Devo guidare per altri 130km prima di arrivare a Pintados. L’unica cosa che mi fa compagnia sono i mulinelli di vento e di sabbia. Ne avrò visti a centinaia. Alcuni, attraversando la strada, mi hanno letteralmente investito. Fortunatamente senza conseguenze. La macchina era molto pesante e ho rispettato sempre il limite di velocità.

Incontro il bivio per Colonia Pintados e svolto a destra, ma non è la strada giusta. Mi ritrovo all’interno di un villaggio, fatto di qualche decina di baracche. Giro l’auto e torno sulla statale. Bastava percorrere poche centinaia di metri in direzione nord per trovare sulla sinistra l’indicazione per i Geoglifi di Pintados.

L’accesso alla zona archeologica di Pintados costa 4000 Pesos Cileni per persona, circa 6 Euro. Una bella e tortuosa strada asfaltata porta al centro visite. Da qui parte una camminata di circa 1km con alcuni pannelli informativi che spiegano tutti i geoglifi presenti sulla collina.

I geoglifi di Pintados si trovano al’interno della Reserva Nacional Pampa del Tamarugal. È un deserto assoluto dove non piove praticamente mai. L’ultima pioggia è stata registrata più di 400 anni fa. Qui cresce il tamarugo, una specie protetta che vive grazie alla poca acqua presente nel sottosuolo che arriva direttamente come infiltrazione dalla precordigliera delle Ande.

Sono presenti più di 450 figure disegnate sulle colline, tutte risalenti nel periodo compreso tra i 400 e i 1400 anni Dopo Cristo. Tutte in epoca precolombiana come le più famose Linee di Nazca in Perù.

Humberstone

Impiego un’ora per visitare Pintados, quindi mi rimetto in viaggio verso Iquique e mi fermo dopo circa 50km. Lascio la Panamericana e sullo svincolo con la statale 16 che porta a Iquique, trovo la città abbandonata di Humberstone.

Humberstone - Iquique

Humberstone

Questo sito è stato nominato Patrimonio dell’Umanità Unesco nel 2005, dopo un periodo di completo abbandono. Oggi è gestito dalla Corporación Museo del Salitre, fondazione senza scopo di lucro.

Humberstone, la città abbandonata - Iquique

Humberstone, la città abbandonata

Anche questo biglietto di ingresso costa 4000 Pesos Cileni. Una volta oltrepassato il cancello d’ingresso improvvisamente ti ritrovi indietro nel tempo. Precisamente tra il 1870 (quando si chiamava La Palma) e il 1959, anno in cui Humberstone fu abbandonata a causa della crisi economica e della diminuzione costante dell’impiego dei fertilizzanti.

Humberstone Iquique

E’ impressionante vedere come la città fu costruita dal niente in mezzo al deserto. Oltre al grande mercato c’erano pure un cinema/teatro e impianti sportivi come campi d tennis e una piscina, lunga quasi 25 metri.

La piscina di Humberstone Iquique

La piscina di Humberstone

Si può entrare a proprio rischio e pericolo all’interno di alcune case, all’interno del vecchio ospedale, della scuola e del teatro. Tutto è rimasto com’era rendendo quasi surreale la visita di Humberstone.

La fabbrica, motivo per cui fu costruita la città, estraeva dal terreno il Salnitro, ovvero il Nitrato di Potassio. Componente principale dei fertilizzanti dell’epoca. Questa zona è sferzata da un forte vento quasi tutti i giorni dell’anno.

Iquique

Mancano pochi chilometri a Iquique. La giornata sta per finire, sembrava un trasferimento invece ho visto molte cose interessanti, ma non è tutto. Inizio a scendere velocemente dall’altipiano situato tra i 2000 e 1500m di quota. C’è molto traffico, sto entrando nella zona urbana di Iquique. All’improvviso vedo una gigantesca duna di sabbia, i grattacieli a livello del mare e la linea di costa con una enorme macchia blu sullo sfondo. E’ l’oceano Pacifico. Respiro l’aria di mare e mi sembra incredibile.

La duna di sabbia alle spalle di Iquique

La duna di sabbia alle spalle di Iquique

Purtroppo non ho tempo di visitare la città, ma la vista dal tredicesimo piano del Terrado Hotel situato sul mare mi regala al tramonto dei momenti magici. Dalla terrazza della mia suite posso fare bird watching, vedo volare rapaci, pellicani e cormorani. Nel mare vedo nuotare leoni marini. Il rumore delle onde che si infrangono sulla scogliera mi farà compagnia per tutta la notte.

Purtroppo non posso godermi molto la cena, il giorno dopo salirò repentinamente di quota per arrivare a Putre quindi è sconsigliato bere alcool e mangiare molto. Mi devo acclimatare all’altura il più veloce possibile quindi è bene rispettare queste regole.

Da Iquique a Putre – Giorno 2

Per questa seconda giornata di viaggio non ho previsto molte soste. Putre si trova a 3800m di quota quindi è fondamentale arrivare non molto tardi e iniziare a familiarizzare con questa quota.

Il Gigante di Atacama

L’unica sosta programmata la faccio poco dopo la partenza da Iquique. Ripresa la Panamericana, all’altezza di Huara si svolta a destra sulla statale 15 per una breve deviazione. Pochi chilometri dopo sulla sinistra si vede una collina isolata. Qui si trova il gigante di Tarapacá detto di Atacama, il geoglifo più grande del mondo.

Il mio itinerario non prevede altre soste oltre a quella tecnica in Arica per fare rifornimento e mangiare qualcosa. 

Il viaggio verso Putre

Sulla mappa può sembrare un itinerario tranquillo, ma da Iquique fino a Putre passando per Arica, devo superare 8000m di dislivello. E’ un tragitto sfiancante e molto guidato. Dal livello del mare di Arica in circa 2 ore scarse si arriva a 3800m di quota di Putre. Faccio una fila di 20 minuti prima di entrare in paese perché ci sono dei lavori.

Altimetria Huara - Putre

Altimetria Huara – Putre

Il grafico sopra mostra l’altimetria del secondo giorno di viaggio. Manca la prima parte da Iquique a Huara perché avevo il GPS in carica. Dovete considerare altri 1500m di dislivello da aggiungere ai 6500 cumulati nel tratto indicato.

Capisco subito il panorama che mi farà compagnia per i prossimi tre giorni. Altipiani, vulcani e grandi salar, ma soprattutto tanta alta quota che metterà a dura prova il mio fisico.

Putre

Putre

Arrivo a Putre alle 16.30, faccio due passi in paese per orientarmi con la luce e per vedere dove è posizionato il piccolo ospedale. In caso di malessere provocato dall’altura in questo presidio sanitario possono erogare ossigeno h24.

Il piccolo ospedale di Putre

Il piccolo ospedale di Putre

Vado a cena presto, alle 19, in modo da avere tutto il tempo di digerire prima di sdraiarmi a letto. Durante la prima sera in altura, il momento di coricarsi può essere critico perché il fisico deve ancora abituarsi. La cena è molto light, una semplice Cazuela, una caratteristica zuppa locale fatta con brodo di carne, zucca patata e mais.

La Cazuela

La Cazuela

A Putre sono alloggiato al Terrace Lodge, gestito dall’Immenso Flavio e da sua moglie Patrizia, ma ve ne parlerò dettagliatamente nel prossimo articolo perché forniscono molto di più della semplice ospitalità.

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2 commenti

Bruna Athena 11 Maggio 2018 - 07:48

Michele, mi hai dato una fitta al cuore: non ne ho idea di quando potrò visitare il Cile, ma prima o poi devo farlo!

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Michele Suraci 11 Maggio 2018 - 09:18

E’ un viaggio spettacolare, ma sappi che il Cile merita almeno tre viaggi. Uno è questo al nord, l’altro è la regione centrale e i laghi, poi la Patagonia. In uno di questi tre va inserita anche l’Isola di Pasqua. 🙂

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