Monte Koya (Koya-san)

di Michele Suraci

Il Monte Koya (Koya-san) è un’altopiano della penisola di KII, è una delle tappe del mio viaggio che mi ha incuriosito di più fin da quando ho deciso di andare in Giappone. Non so bene cosa aspettarmi, ho letto molte cose però ed ho prenotato il pernottamento nello “shukubō” Hoon-in, la foresteria dell’omonimo tempio.

Il viaggio verso il Monte Koya (Koya-san)

Il trasferimento è un po’ complesso e si fanno almeno tre cambi di treno per arrivare al Monte Koya, è importante non partire da lontano, l’ideale è dormire la notte prima a Osaka o Nara. Io sono partito da Osaka.

Funicolare per Koya-san

Funicolare per Koya-san

Da Osaka ci vogliono circa 4 ore totali di viaggio, ma il tempo scorre velocemente perché il trasferimento è molto panoramico. Il treno per Gokurakubashi (Nankai Koya Line) sale tra vallate e piccoli paesi di montagna fino ad arrivare al capolinea dove ho preso poi una funicolare molto ripida che sale velocemente fino alla stazione di Koya-san.

Schema linee dei treni per Koya-san

Schema linee dei treni per Koya-san

Arrivati alla stazione va preso un autobus che porta nel centro della cittadina, il personale è molto gentile quindi basta domandare a loro a quale fermata scendere indicando semplicemente il Tempio che vi ospita.

Il nostro arrivo dai Monaci

Prima di iniziare a visitare la vasta area templare del Koya-san, ci siamo recati alla foresteria del Tempio Hoon-in, per depositare i nostri bagagli. Ci ha accolto un monaco moto giovane che ci ha mostrato la nostra camera e ci ha illustrato gli orari dei pasti e delle preghiere. La camera è una grande stanza rettangolare, tutta pavimentata con i tatami, sui quali apriremo i nostri futon e dormiremo in terra, in pieno stile Giapponese.

La nostra camera dai Monaci

La nostra camera dai Monaci

Venire al Monte Koya in giornata, dalla mattina alla sera, senza vivere l’esperienza di una notte dai monaci, è una errore da non fare, prima di tutto perché così facendo ci si priverebbe di una esperienza unica, secondo perché il trasferimento è lungo e alla fine il tutto si limiterebbe ad una passeggiata veloce tra i templi principali.

La visita del Monte Koya (Koya-san)

Il complesso templare Koya-san è importante per la scuola Shingon di buddhismo esoterico. La prima comunità religiosa si insediò in questa zona grazie al monaco fondatore Kōbō Daishi nell’anno 816, di ritorno da un suo lungo viaggio in Cina di oltre due anni. Kōbō Daishi è stato anche l’inventore del sillabario giapponese “kana”. I suoi seguaci lo credono ancora vivo, semplicemente intento a riposare nella sua tomba al cimitero Oku-no-in.

Sono le 10.30 del mattino, iniziamo la  nostra visita di Koya-san. Ho deciso di camminare lungo tutta l’area templare spostandomi da Ovest verso Est. Incontriamo subito il grande portale Daimon che domina l’ingresso in questa cittadina.

Daimon

Daimon

Successivamente ci siamo spostati nel complesso templare Buddhista Dai Garan. Il colpo d’occhio sicuramente è tutto per la grande pagoda Dai-tō, ricostruita nel 1935 dopo la distruzione a causa di un incendio. Una leggenda narra che questa pagoda sia al centro di una struttura a forma di loto creata naturalmente dalle otto montagne che circondano Koya-san.

Dai-tō

Dai-tō

Al fianco di questa pagoda c’è il padiglione Kondō, il principale centro per le attività religiose di tutto il complesso templare.

Prima di continuare la nostra visita è venuto il momento di una sosta per un pasto veloce. Visto che non sapremo cosa ci riserverà la cena dai monaci, cerchiamo un posto per mangiare qualcosa dal sapore più simile alla nostra idea di cibo, ci fermiamo davanti ad una piccola tavola calda che è chiusa. Dopo pochi secondi escono i proprietari che con grandi inchini ci invitano ad entrare, hanno aperto per noi. Anche questo è il Giappone!

Dopo esserci rifocillati, andiamo a visitare il Kongobuji Temple. Dall’esterno si presenta come un enorme padiglione dal colore scuro, il colore naturale del legno con cui è stato costruito.

Kongobuji Temple

Kongobuji Temple

Al suo interno troviamo una funzione religiosa, veniamo invitati ad entrare per assistere e contemporaneamente ci viene offerto del the con dei biscotti. Il Kongobuji Temple è la sede della scuola Shingon e residenza dell’abate del Kōya-san.

Kongobuji Temple

Kongobuji Temple

Bellissimi i paramenti della stanza Ohiroma disegnati da Kanō Tanyu che rappresentano fauna ed ambienti naturali Giapponesi su uno sfondo dorato.

In fronte a questa stanza, nel cortile, c’è un grande giardino roccioso Banryutei che si distingue nel suo genere dalla quantità di rocce utilizzate, circa 140, che vogliono rappresentare una coppia di dragoni che emergono dal mare.

Giardino roccioso Banryutei

Giardino roccioso Banryutei

Dopo la visita di questo bellissimo tempio, andiamo a fare la camminata al cimitero buddhista Oku-no-in. Il sentiero che sale gradualmente sale fino ad arrivare al tempio delle lanterne, Tōrō-dō ed al mausoleo Kobo Daishi Goybo.

Oku-no-in

Oku-no-in

Durante questa camminata c’è anche una piccola teca in legno che contiene il Miroku-ishi, una grande pietra tondeggiante. La leggenda narra che più riesci a sollevare e maneggiare questa pietra , più sei un virtuoso, viceversa meno riesci a sollevarla e maneggiarla, più sei un peccatore. Inutile dirvi che io sono sicuramente un peccatore visto che non sono riuscito nemmeno ad alzarla.

E’ arrivato il momento di rientrare al tempio che ci ospita. Oltre alla camera in cui siamo alloggiati e che abbiamo già visitato, il resto della struttura offre i bagni e le docce comuni ed un piccolo Onsen con una vasca di acqua calda in pietra ed alcune docce in stile Giapponese. Dopo una giornata di cammino è stato un piacere usufruire di questa bellissima tradizione.

Lavamani a comune

Lavamani a comune

Andiamo a cena, ovviamente siamo seduti in terra con dei piccoli vassoi sui quali sono già pronte le nostre portate. Come da tradizione Giapponese, tutto è molto ordinato e disposto con criterio. A me è piaciuta tantissimo la tempura di verdure ed un’altra portata che però non sono riuscito ad individuare di cosa si trattasse. Comunque tutto è rigorosamente vegetariano. Il resto delle portate onestamente avevano dei sapori molto distanti dai nostri gusti di cibo occidentale. Non è stata certamente una lauta cena.

La cena dai monaci

La cena dai monaci

La cucina tradizionale e vegetariana Buddhista è molto diversa dalla cucina moderna Giapponese e certamente non è per i gusti di tutti, però trovo questa esperienza necessaria e stimolante per avvicinare il più possibile la cultura locale. Mangiare per loro non è il solo soddisfacimento di un bisogno fisiologico, cosa alla quale ormai ci siamo adagiati noi occidentali nella vita di tutti i giorni, ma è un rito, a volte cerimoniale, è sempre un momento sociale di condivisione.

Saké

Sake

Dopo cena, rientrati da una breve passeggiata al vicino FamilyMart dove abbiamo mangiato un gelato confezionato, ci hanno servito il sake in camera. L’ho trovato molto buono e gradevole da bere. Anche questo viene servito in piccoli bicchieri che contengono giusto qualche sorso, tutto pensato per spendere più tempo nella degustazione e nella conversazione.

A letto "comodi"

A letto “comodi”

E’ arrivato il momento di andare a dormire. I futon non sono certo comodi per noi che siamo abituati ad i nostri letti, però questo tipo di sistemazione contribuisce a rendere ancora più unica questa esperienza. Mi è piaciuto molto visitare Koya-san, allo stesso modo mentre cerco di addormentarmi penso all’indomani e al trasferimento a Kyoto, mentre sento purtroppo il rumore della pioggia sul tetto della nostra stanza.

Monte Koya – Video

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