Nuova Caledonia – Tappa 4 – Ouvéa

di Michele Suraci

Trasferimento ad Ouvéa – 15 Settembre 2013

Ci aspetta una mattinata di trasferimento con direzione Ouvéa, una delle tre Isole della Lealtà. Solo il nome evoca emozioni e sensazioni di mondi lontani, inaccessibili e vergini. Infatti le isole della lealtà sono così, come tutto quel recipiente di sensazioni che viene evocato dalla testa e dal cuore al solo parlarne. Come altre isole e arcipelaghi nel Pacifico del Sud, anche le “Iles Loyauté” sono state scoperte dal grande Capitano e esploratore Cook, che probabilmente diede questo nome a Ouvéa, Lofou e Maré, ispirandosi al carattere leale e cordiale degli abitanti.

Arrivo ad Ouvéa

Arrivo ad Ouvéa

Alle 9.20 abbiamo il volo che dell’Isola dei Pini ci riporta a Nouméa dove trascorreremo la mattinata in relax al solito Hotel Château Royal, la nostra base di appoggio di tutto il viaggio. Ci rilassiamo in piscina con un drink e con un pasto veloce. Nel primo pomeriggio ritorniamo in aeroporto, alle 15.30 abbiamo il volo per le isole della Lealtà.

Il resort e la spiaggia

Il resort e la spiaggia

Finalmente arriviamo ad Ouvéa, un’isola stretta e lunga, con una spiaggia infinita verso est ed una immensa laguna ad ovest. A sud l’isola diventa sempre più sottile fino a separarsi in un’altra piccola isoletta, collegata con il ponte di Mouli. Su questa piccola isola c’è anche il nostro resort, il Paradis d’Ouvéa. L’hotel è bellissimo, una serie di piccole suite tutte sulla spiaggia con vista mare, articolate su più livelli e con una veranda spettacolare. C’è anche una piscina, giusto per arredamento e per qualche giapponese che ci faceva il bagno, vista la bellezza del mare che abbiamo di fronte.

Il tramonto ad Ouvéa

Il tramonto ad Ouvéa

Dopo aver esplorato la camera, la bellissima spiaggia e tutto il resort, ci informiamo sulle possibili attività da svolgere l’indomani, e prenotiamo una escursione alle falesie di Lékiny. E’ arrivato il momento del tramonto che ammiriamo e gustiamo in un romantico silenzio, noi due e una Number One ghiacciata. Che spettacolo!

Per cena inutile dire che non ci sono alternative, si cena nel resort. I piatti sono cucinati benissimo, il cibo è ottimo. Unico appunto forse è che non c’è tantissima scelta, però bisogna considerare anche dove siamo, spersi nel pacifico. Non si può pretendere di avere un menù alla carte con decine di portate.

Ouvéa è il posto ideale per staccare la spina, niente animazione, pochissimi ospiti, spiaggia infinita. Puoi stare tutto il giorno senza incontrare nessuno, basta che cammini 100 metri oltre la spiaggia in fronte al resort e non c’è anima viva, puoi giusto veder saltare qualche pesce dall’acqua. Andiamo a letto abbastanza stanchi, ma felici ed impazienti di vivere l’isola l’indomani. Intanto ci fanno compagnia i gechi, come successe già alle Fiji, la notte si sentono con i loro suoni. Solo chi ha visitato le isole del pacifico sa di cosa sto parlando. Buonanotte mondo!!

Mia recensione dell’hotel Paradis d’Ouvéa su TripAdvisor.

Ouvéa – 16 Settembre 2013 – Il Paradiso

Passe di Mouli

Passe di Mouli

Il sole inizia ad entrare presto nella nostra camera, dato che il lato mare è tutto vetri apro tutte le tende e mi godo la prima luce del giorno con vista mare direttamente dal letto. Non vedo l’ora di tuffarmi. Dopo colazione ci godiamo un po’ la spiaggia, anche oggi deserta e sterminata, poi a piedi andiamo verso il ponte di Mouli dal quale si può vedere benissimo la “finta passe” dove l’acqua transita da un lato all’altro dell’isola. Questa zona brulica di pesci, dopo sicuramente ci faccio un tuffo!

Abbiamo appuntamento al di là dal ponte con un tipo che, con la sua peugeot 207 anni ’80, ci porta all’inizio della camminata per le falesie di Lékiny. Questo personaggio è veramente caratteristico, oltre ad essere enorme, il lato guida era praticamente “saturo”.

Falesie di Lékiny

Falesie di Lékiny

Il sentiero finisce quasi subito e ci si apre la vista su una immensa laguna in secca visto che la marea ha ritirato il mare. La luce è accecante, tutta la sabbia bianca riflette i raggi del sole che sono già abbastanza perpendicolari. Si fa fatica a stare con gli occhi aperti. Di fronte a noi tantissima sabbia bianca corallina ed un muro alto più di 30 metri. Una enorme falesia che arriva fino allo sbocco a mare della laguna.

Sulla falesia

Sulla falesia

Attraversiamo a piedi un piccolo torrente, creatosi con il ritiro del mare, dobbiamo fare attenzione a non calpestare granchi e coralli. Camminiamo lungo questa scogliera verticale tra grotte ed anfratti fino ad arrivare ad una scala in legno che porta ad un livello superiore dove gli elementi come il vento e il mare, nei secoli hanno creato una terrazza naturale. Troviamo un bimbo, sta pescando con un legno ed una lenza. Orgoglioso ci fa vedere il suo bottino di pesca, ci spiega che sta procurando il cibo per la sera per tutta la famiglia.

Da questa terrazza naturale, si percorre un’altro breve sentiero e si arriva in una grotta abbastanza riparata, quasi non si vede più il mare. All’interno di questo anfratto c’è un altare, ancora oggi le popolazioni locali vengono qui a pregare e a compiere riti religiosi.

Dobbiamo rientrare e fare abbastanza presto, la marea sta riportando l’acqua nella laguna e non abbiamo voglia di nuotare per tornare dall’altro lato, ma la nostra “giuda” non sembra avere particolare fretta, dobbiamo invitarlo a rientrare. Eravamo indecisi, visto il poco tempo a disposizione, se rimanere sulla spiaggia tutto il giorno a goderci questo paradiso o se esplorare un po’, alla fine abbiamo optato per fare almeno questa visita, ma ora torniamo a piedi alla nostra spiaggia, attraversando nuovamente il ponte.

La finta Passe

La finta Passe

Prendiamo maschere e pinne e decidiamo di raggiungere nuovamente la finta passe sotto il ponte di Mouli, ma questa volta direttamente dalla spiaggia. Camminare in questo paradiso è veramente un’esperienza unica. La brezza leggera ma costante ti accarezza ed allevia gli effetti dei raggi solari che sono veramente potenti. Quasi arrivati alla passe, una lingua di sabbia delimita la fine della spiaggia con l’accesso alla laguna. La percorriamo a piedi, le piccole onde ora arrivano sia da est che da ovest. Noi e il mare, non c’è nessuno.

Sono ansioso di immergermi e di fare un po’ di snorkeling in questo punto dove l’acqua della laguna incontra quella dell’Oceano, bisogna fare attenzione perché c’è un po’ di corrente ma se non ci si allontana troppo dalla riva non è pericoloso. Il fondale degrada subito e raggiunge la profondità massima, circa 15mt, già dopo poche bracciate. In pochi metri d’acqua c’è di tutto, aquile di mare, pesci trombetta, grossi pesci di passo e perfino branchi di Platax. In pratica siamo nella “nursery” dei pesci di barriera e di fondale. Vengono tutti qui a riprodursi e a trascorrere i primi giorni con i piccoli.

Ouvéa, il paradiso

Ouvéa, il paradiso

Questo posto è il Paradiso nel Paradiso, i mille colori dell’acqua che si fondono con l’azzurro del cielo, interrotto ogni tanto da qualche nuvola. Una cartolina, ma di quelle belle!

E’ l’ora di pranzo, ma noi dmangiamo solo una cosa veloce al ristorante per poi ritornare subito sulla spiaggia. Nel primo pomeriggio decidiamo di camminare, il modo migliore per prendere il sole visto che stando fermi  picchia troppo, andiamo in direzione opposta a quella della mattina, verso sud. La spiaggia non finisce mai e non c’è nessuno. Come camminare nelle nostre spiagge in inverno, certo..non è proprio così!

Anche questa giornata sta per finire e il tramonto ci serve per ripensare e fissare nella memoria questi posti veramente unici. Domani ci aspetta l’inizio del viaggio di ritorno che prevede una sosta a Nouméa, una a Narita in Giappone e poi il rientro in Italia. Tre giorni di viaggio ma con qualche momento per rilassarsi e per brevi escursioni. Io Chiara e i gechi andiamo a letto!

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